The Quality of a Book According to Apple

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Natural Gestures, the book refused by Apple, is nothing more (nor less) than a digital photobook. What additional content or functionality am I supposed to add?
Brevi note sulle risposte artistiche ai mutamenti nel campo dell’editoria
Saggio pubblicato in origine sul catalogo di Fahrenheit 39 (Terza edizione).
Rilanciato quotidianamente da prototipi avveniristici e opinioni illustri, il dibattito sul futuro dell’editoria risulta oggi più che mai acceso. Mentre case editrici e testate giornalistiche sperimentano senza sosta nuovi modelli di distribuzione e fruizione dei contenuti, non passa giorno in cui non ci si interroghi sull’effettivo impatto del libro digitale. In tale contesto nascono e si affermano servizi online che rivoluzionano l’intero processo editoriale dal punto di vista dei ruoli coinvolti, delle tecnologie impiegate e delle relazioni tra di essi.
Tuttavia il dibattito in corso è generalmente caratterizzato da uno sterile dualismo che si risolve in un’infinita elencazione dei pro e dei contro relativi ai diversi supporti. Una fazione difende strenuamente le caratteristiche materiali dell’oggetto libro, mentre quella opposta illustra le fantascientifiche opportunità del libro come app.
Una delle principali cause di tale cristallizzazione risiede nel presunto antagonismo tra media tradizionali e digitali: in realtà lo scenario attuale non pone alcun aut aut, al contrario esso è caratterizzato da un costante dialogo e una reciproca influenza tra forme di editoria spesso difficilmente collocabili nelle due categorie contrapposte: i quotidiani cartacei rimandano spesso a contenuti online; il sistema print on demand, sempre più diffuso, si avvale di un servizio digitale per produrre un oggetto fisico; il proliferare di shop online è diventato propulsore per l’universo delle fanzine autoprodotte.
Le esperienze di confronto con la tecnologia e i media nell’ambito dell’arte offrono modelli interpretativi che non si basano necessariamente sulla contrapposizione tra carta e schermo. Molti dei dubbi e degli interrogativi sull’evoluzione dell’editoria e sulle possibili forme di dialogo tra digitale e analogico sono incorporati in discorsi più ampi che riguardano l’impatto della tecnologia sul comportamento, sulla diffusione della conoscenza e sulla definizione della cultura. Il confronto con questi temi prevede lo sviluppo di strategie operative che permettono di sondare i limiti e i possibili esiti delle diverse tecnologie. Nel fare ciò alcuni artisti delineano veri e propri universi paralleli in cui declinazioni alternative di progresso si contrappongono allo status quo.
Ciò che segue è un breve percorso tra progetti artistici che affrontano, a volte in maniera indiretta, temi di rilievo relativi all’attuale paesaggio editoriale. L’auspicio è che si generi un feedback tra queste sperimentazioni autonome e le abitudini diffuse degli utenti, che siano essi produttori, fruitori o entrambe le cose.
Libri e contesto digitale

Fig. 1. Edwin Abbott Abbott, Flatland: a romance of many dimensions (1884). Frontespizio.

Edwin Abbott Abbott, Flatland: a romance of many dimensions (1884). Frontespizio. Versione TXT, convertita nel 2008 da anonimo. Fonte: www.gutenberg.org/cache/epub/201/pg201.txt
Se si considerano le attuali modalità di fruizione dei prodotti editoriali, l’inscindibilità del mondo fisico da quello digitale appare evidente: si pensi alla fatica di una ricerca in biblioteca, uno degli ultimi baluardi del cartaceo, senza l’ausilio di un sistema di indicizzazione digitale. Oggigiorno è frequente consultare i volumi, anche quelli più pesanti e polverosi, attraverso le loro trasposizioni digitali. Tali conversioni non sono prive di conseguenze che dipendono innanzitutto dalle limitazioni dei media. Si paragoni il frontespizio originale di Flatland, romanzo inglese tardo-ottocentesco, con la versione in formato di puro testo scaricabile da Project Gutenberg (gutenberg.org): evidentemente la resa dell’illustrazione in ASCII è povera di dettagli, ma allo stesso tempo essa rappresenta un contenuto assolutamente originale.

Fig. 3. Dal blog The Art of Google Books: Henry Carrington Bolton, The Follies of Science at the Court of Rudolph II: 1576-1612 (1904), p. 30. Digitalizzato il 28 novembre del 2007.
Google Books (books.google.com), probabilmente la piattaforma più utilizzata per esplorare i libri di tutto il mondo, ospita conversioni particolarmente interessanti, in cui i difetti delle copie fisiche si mescolano con i glitch fotografici e con l’eventuale presenza di corpi estranei; il tutto cristallizzato nella bidimensionalità delle singole immagini. Esse sono regolarmente archiviate nel blog The Art of Google Books (theartofgooglebooks.tumblr.com) ideato e gestito da Krissy Wilson a partire dal 2011.

Fig.4.Andrew Norman Wilson, A Progressive Drawing Book for Beginners –114. Dalla serie ScanOps(2012–incorso). Concessione dell’artista.
Scorrendo le pagine digitalizzate non è raro imbattersi nelle tracce degli addetti di Google a tale mansione: i cosiddetti ScanOps. In un’omonima serie (2011- in corso) questa realtà è indagata da Andrew Norman Wilson, autore di un documentario in cui le profonde divisioni gerarchiche del colosso di Mountain View sono descritte in dettaglio. Le immagini, riportate al di fuori dello schermo, fanno luce sul modello economico e sociale che si cela dietro ai servizi “immateriali” di cui facciamo uso quotidiano.

Fig. 5. Julien Levesque, Books Scapes (2012), sito web: www.julienlevesque.net/books-scapes. Concessione dell’artista.
Il contesto digitale è intrinsecamente incline al rimescolamento, alla riorganizzazione e all’appropriazione. In Books Scapes (2012), l’artista francese Julien Levesque ne dà prova sfruttando la funzionalità, offerta da Google Books, di incorporare piccole porzioni di scansione nelle pagine web. Ne risulta un panorama che si configura al tempo stesso collage e indice visivo (è possibile infatti cliccare sul singolo dettaglio per giungere alla fonte), in cui varie illustrazioni tratte da libri altrimenti estranei si relazionano vicendevolmente.

Fig. 6. Stéphanie Vilayphiou, La carte ou le territoire (2012), sito web: bcc.stdin.fr/LaCarteOuLeTerritoire. Concessione dell’artista.
Stéphanie Vilayphiou utilizza la medesima tecnologia ne La carte ou le territoire (2013): un software scandaglia frase per frase il romanzo La carta e il territorio di Michel Houellebecq, noto per il pesante ricorso a citazioni da Wikipedia non dichiarate, individuando le parti che sono state riutilizzate in altri testi sia precedenti che successivi ad esso. Le frasi sono dunque ricontestualizzate in una singola pagina web. In questo modo l’artista traccia dei percorsi multipli nello smisurato archivio digitale, tenuti insieme dalla narrazione lineare del testo “originale”.
Strumenti e produzione

Fig 7. Douglas Engelbart, documentazione di un e sperimento in cui un mattone è legato ad una matita allo scopo di “de-aumentare” l’individuo. Fonte: blogs.lgru.net/ft/theme/abstracting-craft/formerly-bootstrap.

Fig 8. Tre strumenti di scrittura a confronto: macchina da scrivere, matita e matita legata a un mattone. Fonte: www.dougengelbart.org/pubs/augment-3906.html .
Nel 1962 Douglas Engelbart, noto per aver successivamente inventato il mouse, legò un mattone a una matita per dimostrare quanto profonda fosse l’influenza degli strumenti che utilizziamo sui contenuti che produciamo. Nell’attuale contesto di produzione editoriale la serie di strumenti e di processi attraverso cui il contenuto passa è particolarmente vasta: a partire dal software di desktop publishing, fino a quello di fotoritocco per la copertina, passando per i caratteri tipografici e i formati di conversione dei file. Senza contare il tipo di stampante e le carte utilizzate nel caso in cui il libro sia concreto. Ognuno di questi passaggi lascia una traccia e contribuisce a definire il risultato finale. Le opere che seguono rivelano tali meccanismi attraverso strategie di estremizzazione e sovversione.

Fig 9. Paul Chan, Sade for Fonts Sake (2008-2009), specimen del carattere Oh Girl. Concessione dell’artista.

Fig 10. Paul Chan, Phaedrus Pron (2010), pag. 7. Concessione dell’artista.
Nella serie Sade for Fonts Sake (2008-2009) Paul Chan interviene sulle font, veri e propri software alla base dei testi digitali. L’artista sfrutta la possibilità di sostituire delle parole intere alla singola lettera nel set di glifi, funzionalità utilizzata generalmente per includere le legature. I caratteri così ottenuti vengono applicati a testi classici, quali ad esempio il Fedro di Platone, i cui contenuti risultano stravolti. Ne deriva una formula narrativa basata sulla ripetizione di versi ed esclamazioni che mantiene un rapporto ambiguo con il testo originale.

Fig 11. Jason Huff, Autosummarize (2010), libro d’artista creato con Microsoft Word 2008. Concessione dell’artista.
Nell’opera Autosummarize (2010) Jason Huff utilizza l’omonima funzione di Microsoft Word per generare dei riassunti telegrafici di testi noti tramite algoritmi. I risultati ottenuti, spesso sorprendenti in quanto a sarcasmo e perspicacia, non sono dissimili dallo spam e riflettono la tendenza contemporanea a comprimere il più possibile per acquisire solo le informazioni necessarie.

Fig. 12. Lance Wakeling, Sic: Notes from a Keylogger (2007), testo, dettaglio. Concessione dell’artista.
Infine la tastiera, dispositivo multiuso che ha mutato radicalmente il rapporto dell’uomo con la scrittura, è oggetto dell’indagine di Lance Wakeling nel progetto Sic: Notes from a Keylogger (2007), Per circa un anno egli si serve di un software che tiene traccia di tutti i tasti premuti indipendentemente dal programma utilizzato. Ne risulta un’interminabile sequenza di frasi e modelli linguistici differenti: dall’instant messaging al codice di programmazione. Tale flusso di coscienza è ripetutamente interrotto, e reso di conseguenza illeggibile, dalla presenza di tasti operativi quali ad esempio DEL o SHIFT, generalmente invisibili nei documenti di testo.
Libro come espressione di autorità culturale
Nel corso dei secoli il libro ha incorporato una serie di visioni e ideologie, declinate di volta in volta nelle varie tipologie di testo: al di là del suo contenuto, il libro rappresenta una forma culturale legata innanzitutto all’affermazione, diffusione e conservazione della conoscenza e a volte persino della verità. Le attuali riconversioni digitali forniscono uno spazio di negoziazione e ridefinizione di tali valori.

Fig. 13. Ben West e Felix Heyes (King Zog: www.kingzog.com), Google (2012), libro d’artista. Concessione degli artisti.
Tra le forme editoriali più significative troviamo quella del dizionario, legata in particolare all’organizzazione e all’interpretazione del sapere. Relazionando tale forma al più diffuso strumento digitale di ricerca delle informazioni, Ben West e Felix Heyes creano Google (2012): un volume dalle sembianze tradizionali in cui a ogni lemma è associata la prima immagine risultante da Google per tale parola.

Fig. 14. Rob Matthews, 437 featured articles di Wikipedia stampati in un singolo volume (2009).
L’enciclopedia, forma che per sua natura aspira a includere – e di conseguenza definire – i limiti dello scibile, si inserisce in questa linea di autorità culturale. A livello simbolico tale autorità è accresciuta dalla
sembianza concreta dei volumi, espressione di stabilità e immutabilità. Al fine di indagare la sua controparte digitale, Rob Matthews riversa in un volume stampato, spesso più di mezzo metro, 437 featured articles di Wikipedia (2009), che corrispondono allo 0.01% della più famosa enciclopedia collaborativa online. Il connubio evidenzia in modo diretto ed efficace le profonde differenze tra i due modelli di produzione e diffusione della conoscenza.

Fig. 15. James Bridle (booktwo.org), The Iraq War: A History of Wikipedia Changelogs (2010), libro d’artista. Concessione dell’artista.
Nell’opera The Iraq War: A History of Wikipedia Changelogs (2010), James Bridle si concentra in particolare sulle modalità attraverso cui una cultura democratica è prodotta. La pagina di Wikipedia relativa alla guerra in Iraq, particolarmente significativa e controversa, è presa in esame. L’artista realizza dunque un volume diviso in 13 libri che raccoglie cinque anni di discussione degli utenti dietro alla voce ufficiale. La solidità dell’opera contraddice la natura transitoria e processuale del modello di Wikipedia, aspetto che generalmente non viene preso in considerazione nell’atto di acquisire informazioni, caratterizzato spesso dall’indifferenza verso le fonti e i rispettivi retroscena.
Un’ulteriore forma di autorità culturale legata all’editoria risiede nelle singole personalità detentrici di fama intellettuale. Ne The Story of Art (2010), Jason Huff interviene su una vera e propria pietra miliare: La storia dell’arte di Ernst Gombrich. L’operazione dell’artista è semplice ma cruciale: tutte le immagini del libro, materia prima dell’analisi dell’autore, sono sostituite dall’icona presente nel browser quando un link è interrotto. Ne risulta un’ironica e irriverente riappropriazione, tipica del mondo di internet, di un contenuto pervaso da un’aura di inviolabilità.
Controllo e proprietà dei contenuti
Il passaggio al digitale è accompagnato da numerosi tentativi, il più delle volte poco efficaci, di centralizzazione e controllo sui contenuti da parte delle case editrici e delle piattaforme di distribuzione. L’obiettivo è quello di frenare la drastica perdita di capitale causata dalla possibilità, insita nei media digitali, di replicare e condividere i contenuti. La libera circolazione dei documenti è ostacolata da formule restrittive e limitazioni funzionali dei dispositivi e dei formati, quali ad esempio i DRM (digital rights managment). Tali forme di controllo sono intimamente legate a quelle che riguardano i dati relativi agli acquisti, gli interessi e le abitudini degli utenti.
In ambito editoriale Amazon ne rappresenta il caso più emblematico: attraverso la propria piattaforma online, il sistema di distribuzione e i suoi dispositivi di lettura, la compagnia copre larga parte della catena editoriale. Jesse England si rifà a un episodio negativamente noto per la società: nel 2009, senza alcun preavviso, le copie digitali di 1984 e La fattoria degli animali di George Orwell scompaiono da numerosi dispositivi di utenti ignari. E book backup (2012) è una copia fisica di 1984, utile nel caso in cui l’episodio dovesse ripetersi. La copia di scorta è ottenuta fotocopiando pagina per pagina il romanzo dal Kindle stesso, il dispositivo di lettura prodotto da Amazon, e rilegando il tutto in un libro cartaceo.

Fig. 18. Johannes P. Osterhoff, Dear Jeff Bezos (2013 – in corso), performance. Kindle decorato in occasione del compleanno di Jeff Bezos. Concessione dell’artista.
Nella performance Dear Jeff Bezos (2013 – in corso), l’interface artist Johannes P. Osterhoff riflette sul controllo dei dati di lettura da parte di Amazon. Ogni volta che Osterhoff legge un testo sul suo Kindle, una mail contenente il titolo del libro in questione e la posizione corrente nel testo è inviata automaticamente a Jeff Bezos, CEO di Amazon. In questo modo egli evidenzia la possibilità da parte della compagnia di conoscere in ogni momento i testi che leggiamo e persino la quantità di testo letta. Per fare ciò l’artista è costretto ad aggirare le limitazioni preimpostate nel dispositivo e acquisirne così pieno controllo. Oltre a rappresentare una evidente critica ad Amazon, la performance costituisce un invito a non seguire alla lettera i percorsi funzionali dettati dalle interfacce, bensì a fare un uso consapevole e critico dei propri strumenti.
Siti degli artisti
James Bridle: booktwo.org
Paul Chan: nationalphilistine.com
Jesse England: jesseengland.net
Jason Huff: jason-huff.com
Julien Levesque: julienlevesque.net
Rob Matthews: rob-matthews.com
Johannes P. Osterhoff: johannes-p-osterhoff.com
Stéphanie Vilayphiou: stdin.fr
Lance Wakeling: lancewakeling.com
Ben West and Felix Heyes: kingzog.com
Andrew Norman Wilson: andrewnormanwilson.com
Krissy Wilson: poemsfromthethames.tumblr.com
Ulteriori risorse:
MMMMarginalia, notes on publishing (in the broadest sense): mmmmarginalia.tumblr.com
Lista di link relativi all’articolo: urli.st/8Kb
Sarah Connor in the Trevi Fountain
Here’s my poster for 1/18 Collective Poster Exhibition in Belgrade.
Sarah Connor in the Trevi Fountain
Posters are designed originally to stand out because, as urban devices, they accidentally relate to a variable context. This multilayered blending forms the cultural texture of our cities. Nowadays the role of the poster as an urban device is a bit downsized due to the spread of digital media. In this latter environment we can detect a cultural context that may seem accidental as well. This context is algorithmically defined by such relations as tags, keywords and user’s behavior. Sarah Connor in the Trevi Fountain draws a connection between the intertwining of messages in the urban environment and the digital network of related items. The starting point of the process was the movie poster for “La Dolce Vita” (often part of Mimmo Rotella’s décollages) sold on Amazon. The 17 following posters were obtained choosing recursively the first related item suggested by Amazon itself.
New Location in the Data Centers Grand Tour
data-centers-grand-tour.nl, collection of Jonas Lund, is located at Amsterdam, Netherlands (52.336611,4.886899).
Data Centers Grand Tour (This Data Belongs Here) is a virtual journey into the materiality of data. More info here: data-centers-grand-tour.net, and here: e-PERMANENT.org.
Bonus: Data centers Grand Tour Logbook, buy a printed copy here and download it for free.
Data Centers Grand Tour Logbook
Data Centers Grand Tour Logbook traces the progress of the Data Centers Grand Tour, a virtual tour into the materiality of data, a project commissioned by e-PERMANENT.
The booklet includes some of the inspirations that led to the project as well as the procedure adopted to find the locations, an overview of the imagery surrounding the online communication of data centers and a satellite view for each location collected until now. The logbook will be regularly updated in order to keep track of the new steps in the Grand Tour.
If you want to give support to the whole project and get a booklet full of nice pictures, buy Data Centers Grand Tour Logbook here.
You can also download it for free.
Upcoming: 1/18 Collective Poster Exhibition in Belgrade, 23th March – 5th April
1/18 Collective Poster Exhibition
http://one-eighteenth.tumblr.com/
1/18 Collective Poster Exhibition will open on March 23, 2013, at 8:00 pm, at the Stepenište Gallery, Center for Art Education Šumatovačka, Belgrade. It will remain open form 23 March to 5 April 2013.
1/18 features works of young authors present on the Italian graphic design scene. The title of the exhibition signifies the relationship that the participants develop towards the theme they have been presented with. At the same time it alludes to the topic of the exhibition. The concept of the exhibition is to identify and interpret many possible meanings of the English word “Relation”. The participants were invited to respond to the word “Relation” by designing a poster, while taking into consideration all the closer and more distant meanings that the word implies.
The exhibition is also an opportunity for the Belgrade audiences to get to know a variety of creative backgrounds that the authors come from. The authors completed – or are close to completing – their studies at different faculties for design, among them Politecnico di Milano, IUAV di Venezia, CFP Bauer di Milano, ISIA di Urbino etc. Their different backgrounds aim to contribute to the diversity of approaches and interpretations that the exhibition presents.
Exhibition participants:
Silvia Agozzino, Luigi Amato, Federico Antonini, Lorenzo Bravi, Giulio Cesco Bolla, Federico Conti Picamus, Maria Roberta Cramarossa, Alessio D’Ellena, Dario Ferrando, Michele Galluzzo, Silvio Lorusso, Ilaria Marengo, Laura Paniccià, Ana Radovanović, Marco Goran Romano, Gianluca Sandrone, Moreno Tuttobene and Dario Verrengia.
STEPENIŠTE GALLERY
ŠUMATOVAČKA – Center for Fine Arts & Education, Belgrade
General manager: Vesna Bogunović
Program editor: Ksenija Marinković
Program coordinator: Danijela Rančić
Art director: Ana Radovanović
Graphic design: S P E C T A C L E studio, Rome
Quick Report from Fahrenheit 39 – Slides, Pictures and a Video
Fahrenheit 39, festival of research and design in the field of publishing in Italy, took place between 8th and 10th of March in Ravenna, Italy. Above the slides of my short contribute to the talks and below a few pictures and a video. Soon online the article published on the catalog!













